venerdì 21 dicembre 2012

Rassegna stampa ragionata 21.12.2012

LINK: della rassegna stampa ragionata completa


Rassegna stampa di Dylan - Diego Cimara contatto avv cimaradiego@libero.it cimaradiego@mail.com Cari amici  la nostra rassegna ragionata, ha bisogno di collaborazione.  Se Dylan, rubando un po’ di tempo ai suoi interessi cinematografici e familiari, qualche volta vi darà qualche aggiornamento non aggiornato , non fidatevi, mangia pane e volpe…è di quella razza di reporter…che non se ne fanno più! - Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario.             

Festival dal 12 al 16 febbraio Prima si canta e poi si vota,litizietto in campagna elettorale mediatica 

PRIME PAGINE DEI GIORNALI IN EDICOLA
Roma - IL CORRIERE DELLA SERA - In apertura: “Scontro finale sulle liste pulite”. Sottotitolo: “Su Monti in campo attacchi da Monti e Berlusconi”. Editoriale di Gian Antonio Stella: “ Farsa e veleno nei titoli di coda”. Al centro, la fotonotizia: “Diritti umani, 124 buone notizie”. Accanto: “Rimborsi spese facili: indagati altri 37 consiglieri della Regione Lombardia”. In basso: “Il Natale allargato delle nuove famiglie” e accanto: “Turisti alla Sistina (con l’aspirapolvere)”.

LA REPUBBLICA - In apertura: “Bersani a Monti: no a partiti personali”. Sottotitolo: “Liste, caos in Parlamento. Berlusconi attacca la Chiesa e il presidente del Consiglio”. Il retroscena: “Il professore a Pierluigi: ‘Avrai bisogno di me’”. A sinistra “Il premier a Melfi, nasce l’asse con Marchionne”. Al centro “Alitalia sul baratro, il salvataggio è da rifare”. In basso “Anno 2012, la rivincita della vecchia televisione” e accanto: “E l’aquila rapì il bambino, la fortuna dei falsi sul web”. 

LA STAMPA - In apertura: “Monti: Non sprecare i sacrifici” Sottotitolo: “A Melfi gli operai lo applaudono. Stop di Bersani: no ai partiti-persona”. Sotto: “Un miliardo di investimenti nella fabbrica del rilancio”. A sinistra editoriali di Francesco Manacorda: “La scelta della responsabilità” e sotto “Il messaggio del professore al leader Pd”. Al centro la fotonotizia: “Lombardia. Il consiglio degli indagati”. In basso la rubrica di Massimo Gramellini “Io sto con Platone”.

IL GIORNALE - In apertura: “Mister tasse ha una casa sospetta” riferito al ministro dell’Economia Vittorio Grilli. Con editoriale di Nicola Porro. Al centro con fotonotizia: “Caso Sallusti, sentenza assurda. Napolitano avvia la grazia”. Sotto “Il cavaliere e la tv, le prove della bugia”. In basso la rubrica di Marcello Veneziani: “Leggete qui prima che finisca il mondo”. 

IL SOLE 24 ORE - In apertura: “Fisco, pensioni, casa, statali: ecco cosa cambia”. Sottotitolo: “Oggi voto finale della Camera sulla manovra di fine anno. Rinnovati fino a luglio i precari della Pa”. Editoriale di Fabrizio Forquet: “L’occasione perduta”. Al centro la pagella del Sole 24 Ore sulle misure varate con la legge di Stabilità. Sotto: “I derivati conquistano Wall Street”. A destra dall’alto “Tasse locali ancora più pesanti con le nuove super-addizionali”. 

IL MESSAGGERO - In apertura: “Liste pulite e firme, rischio caos”. Editoriale di Francesco Paolo Casavola: “Come salvare quel che resta”. Al centro, fotonotizia: “Natale a casa per i marò. ‘Torneremo in India’”. Accanto: “Aumenti Irpef ecco la mappa delle Regioni”. In basso “Graduatorie sbagliate: supplenze in tilt”. 

IL TEMPO - In apertura: “Asse Marchionne-Monti”. Editoriale di Mario Sechi: “Il Professore e il segretario d’apparato”. Al centro la foto di Monti e Marchionne, sotto “La paura del Pd e il paragone immorale”. In basso “Dieci idee per la fine del mondo”. A destra dall’alto “Sì dell’India. I due marò a casa per Natale”.

IL FATTO QUOTIDIANO - In apertura: “Monti benedizione Fiat” Sotto: “Scandalo rimborsi truccati. Lombardia a quota 62 indagati”. A seguire: “Monti maledizione Grilli”. In alto a destra la rubrica di Marco Travaglio: “Troppa grazia”.   (ilVelino/AGV)

 OBIETTIVO SU
Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, torneranno a casa per Natale. La Corte indiana ha finalmente deciso, dopo innumerevoli rinvii, di permettere ai due militari di tornare a casa almeno per le feste. Il giudice dell’Alta Corte del Kerala ha disposto una licenza di due settimane a partire dal momento in cui lasceranno l’India. I due militari trattenuti in India da febbraio scorso potranno passare le festività natalizie in Italia.La richiesta era venuta proprio da Latorre e Gironeche pochi giorni fa, poco prima dell’attesa sentenza sulla loro sorte (tornano in Italia, vengono processati in India?) avevano scritto una lettera chiedendo il permesso di tornare a casa almeno per le feste. Dopo due giorni l’ennesimo rinvio: per la sentenza, perché Latorre e Girone sappiano quale sarà la loro sorte, si dovrà aspettare almeno due mesi. Se la Corte indiana non deciderà un ulteriore rinvio, come ha fatto finora. Ma almeno una bella notizia arriva, dopo che anche la seduta per questa sentenza “di Natale” era stata rimandata varie volte. Ora cosa accadrà? L’Italia, una volta rimpatriati i marò per le feste, deciderà di forzare la mano non permettendo più alle autorità indiane di riprenderseli o glieli riconsegnerà senza colpo ferire?
L’India avrà pensato sicuramente a questa opportunità e infatti ci ha chiesto una sorta di caparra-cauzione-riscatto: in cambio della licenza concessa, l’Italia deve versare, a titolo di garanzia che Latorre e Girone saranno rispediti a Kerala una volta finita la licenza natalizia, una garanzia finanziaria di 60 milioni di rupie, pari a oltre 826 mila euro, un attico ai parioli.
licenza di due settimane. Poi il rientro per il processo, i due fucilieri sono accusati ingiustamente di avere ucciso 2 pescatori indiani dieci mesi fa quando la responsabilità fu di una imbarcazione greca scomparsa nel nulla come l’olonese volante. Napolitano: "Tornino in India poi il processo in Italia". Il ministro degli Esteri: "Grande sollievo".

BLOG TG1 - "Marò a casa a Natale""Consolidare la rinnovata credibilità internazionale dell'Italia"
Così il presidente della Repubblica Giorgio Napoliano alla Farnesina per la conferenza degli ambasciatori italiani. Per il capo dello Stato le "forti misure" prese da governo e Parlamento negli ultimi 12 mesi hanno "scongiurato il rischio per l'Italia di scivolare nel ruolo di sorvegliato speciale dell'Unione europea e del Fmi. 

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EDITORIALE di Mario Sechi da il tempo. Rifare il centrodestra italiano non è un’operazione semplice, ma da qualche parte bisogna pur cominciare. E non si tratta solo di dichiarare che si è «alternativi alla sinistra», ma di mettere nero su bianco e trasformare poi in politica un programma frutto di una riflessione sulla tradizione e il nuovo, sul passato e sulla contemporaneità. Berlusconi nel 1994 fece un’operazione di aggregazione intelligente sul piano numerico, ma impoveritasi sul fronte dei contenuti ideali. Paradossalmente, un abile stratega della televisione e del marketing non è riuscito a creare un immaginario consolidato, ma solo un continuo richiamo della foresta, una mobilitazione che un minuto dopo la fine della campagna elettorale veniva negata dall’azione di governo. Se Monti intende costruire un nuovo soggetto politico, deve partire da qui. Senza inutili intellettualismi, ma con l’umiltà di chi vuole trasmettere un messaggio diverso. Non una promessa, ma una visione del domani. Non uno slogan, ma una fabbrica di idee. Quel che è mancato alla politica italiana è la riflessione sul Paese che vogliamo. Si è proceduto - a destra e a sinistra - per negazione, per opposti, per fazione. Berlusconi ha iniziato la sua campagna elettorale esattamente dove l’aveva finita nel 2008. E così pure la sinistra. Tornano temi antichi e nessuno dei contendenti si chiede come mai il refrain sia sempre lo stesso. Nessuna autocritica e avanti così, con l’elmetto in testa. Io sono nero e tu sei bianco, io comunista e tu anticomunista, io berlusconiano e tu antiberlusconiano. Questa relazione schmittiana «amico/nemico» è possibile, normale, auspicabile, se c’è un sistema istituzionale che funziona, ma diventa una patologia se la dimensione politica si riduce a puro scontro prima, durante e dopo le elezioni. E poi? Niente. Abbiamo visto tempi di straordinario cambiamento (altrove) e i partiti si sono calati invece nell’ordinaria distruzione di se stessi. Le grandi potenze costruiscono il futuro, non lo dissipano. Essere realmente alternativi non significa ingaggiare una guerra di trincea, ma incastrare i pezzi del puzzle italiano e mostrarli all’interlocutore con una domanda: «Cosa vogliamo fare»? Io ho una risposta semplice, che non si sente più in giro da anni e anni: «Servire gli italiani».


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